Gli scenari non sono predizioni, sono storie che cambiano il modo in cui pensiamo
La palestra del 'Cosa succede se?': costruire scenari per non farsi sorprendere dal futuro
Quando costruiamo uno scenario, non partiamo da “il 2026 sarà così”, ma “immaginiamo tutti i mondi possibili e poi disegniamo le strategie come se si avverassero”.
La differenza è sottile ma fa una differenza enorme.
Prevedere è un movimento passivo: aspetti che accada, poi - semmai - reagisci.
Costruire uno scenario è un’azione: la immagini, esplori cosa cambierebbe nelle tue decisioni, nei rischi e nei vantaggi, e di conseguenza inizi a prepararti.
Mi chiarisco con un esempio
Nel 2018 un’agenzia di digital marketing disegna le proprie strategie per tre diversi scenari:
il budget pubblicitario si sposta online, il core business rimane solido ma con margini compressi;
le PMI devono reinventare la propria relazione con il mercato, aumenta la domanda di consulenza strategica;
nuove tecnologie sostituiscono il lavoro creativo, il nostro valore crolla.
2020. Pandemia.
Anche se con una motivazione imprevedibile, lo scenario B (aumento di consulenza strategica) diventa quello vincente. E l’agenzia era in vantaggio rispetto ai competitor: avendo costruito competenze ed expertise su quella ipotesi.
Costruire scenari è come andare in palestra.
Serve per ragionare su “cosa succede se?” non per prevenire il futuro. E allena i muscoli del prevedere.
Quando il mondo cambia, il tuo cervello sa già come reagire.
Che esercizio ti propongo oggi?
Costruisci tre scenari per il tuo business nei prossimi 24 mesi.
Non necessariamente probabili: uno ottimista, uno pessimista, uno medio. Esagerali. Romanzali.
Poi per ogni scenario, rispondi:
quali ipotesi lo rendono possibile?
se si realizzasse, quale sarebbe la mia migliore strategia?
cosa dovrei iniziare a fare oggi, in caso?
E se ti va, come sempre, ti invito a raccontarmi qui sotto cosa è emerso di nuovo.
